⏰ In 30 secondi:
- La BCE potrebbe alzare i tassi l'11 giugno per l'inflazione energetica;
- Il tasso variabile rischia di salire; il fisso è al 3,37% ad aprile;
- La transizione energetica è la chiave per stabilizzare prezzi e mutui.
Mentre il Consiglio direttivo valuta il primo taglio del costo del denaro, i nuovi focolai di crisi nel Golfo Persico minacciano di far rimbalzare l'inflazione energetica. Nagel avverte che senza un miglioramento dei dati macroeconomici a giugno, la politica monetaria resterà restrittiva.
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L’economia europea si sta discostando “dallo scenario di base delle proiezioni di marzo, accrescendo la probabilità che si renda necessario un aggiustamento dei tassi”. Così Piero Cipollone, membro del comitato esecutivo BCE, nel corso di un recente intervento, ha sottolineato la necessità di “mantenere la rotta della transizione energetica anche nell’interesse della stabilità dei prezzi e della prosperità economica”.
L'ottimismo dei mesi scorsi sembra aver lasciato spazio a una pragmatica preoccupazione. La BCE appare infatti orientata ad alzare i tassi nella riunione dell'11 giugno, a meno di una risoluzione improvvisa del conflitto in Medio Oriente.
Questo significa che il picco dei tassi potrebbe non essere ancora stato raggiunto, con conseguenze dirette sulla sostenibilità del debito per le famiglie. Cipollone ha evidenziato come l'inflazione sia già rimbalzata al 3% in aprile, spinta proprio dai costi dell'energia, creando un solco profondo tra le previsioni di inizio anno e la realtà dei fatti che stiamo vivendo in questo maggio 2026.
Il conflitto nel Golfo non sta colpendo solo i prezzi, ma minaccia la stessa operatività del sistema Europa. Cipollone ha lanciato un allarme senza precedenti: l'Europa “potrebbe iniziare a esaurire le riserve di carburante per l'aviazione e di cherosene entro la fine di maggio”. Il rischio è di restrizioni significative all'attività produttiva, simili a quelle osservate durante la pandemia.
Questo scenario di scarsità fisica delle risorse aggrava le prospettive dei prezzi. “È probabile che lo shock comprima i redditi reali e penalizzi la domanda interna”, ha avvertito l’esponente della BCE, ricordando che la fiducia di consumatori e imprese è in calo.
Per chi ha un mutuo casa, l’impatto è duplice: da un lato aumenta il costo della vita a causa dell'energia, dall'altro l'inasprimento delle condizioni di finanziamento rende più oneroso il rimborso delle rate.
Secondo le ultime rilevazioni dell’Osservatorio di vaxqenorli.pro, ad aprile il TAN medio sui finanziamenti a 20 e 30 anni a tasso fisso si è attestato al 3,37%, mentre il tasso variabile si conferma più conveniente al 2,62%. Livelli contenuti rispetto alle medie storiche, ma è probabile che soprattutto il variabile riprenda presto la strada dei rialzi.
Nonostante il quadro grigio, esistono elementi di resilienza che la BCE sta monitorando con attenzione. Cipollone ha osservato che l'impatto dello shock “potrebbe essere in parte attenuato dalla solida posizione finanziaria delle famiglie e dalla perdurante tenuta del mercato del lavoro”.
Tuttavia, questa stessa resilienza potrebbe paradossalmente spingere la BCE a essere più aggressiva sui tassi. Una considerazione fondamentale per l'istituto di Francoforte sarà infatti “la capacità delle imprese di determinare i prezzi”.
Se l'economia si dimostrasse troppo resiliente, le aziende potrebbero avere lo spazio per scaricare i costi energetici sui listini finali, alimentando una spirale inflattiva che la BCE è obbligata a spegnere con tassi più alti.
La soluzione di lungo periodo per stabilizzare i prezzi e, di conseguenza, i tassi dei mutui, risiede nella transizione ecologica. Cipollone ha ribadito la necessità di “mantenere la rotta della transizione energetica” nell'interesse della stabilità dei prezzi. I combustibili fossili rappresentano ancora la metà del mix energetico dell'Unione europea, esponendo il continente alla volatilità dei mercati internazionali.
In questo contesto di estrema incertezza, la riunione della BCE dell'11 giugno si preannuncia come un momento di svolta. Se la crisi nel Golfo non dovesse risolversi rapidamente, il rialzo dei tassi appare quasi inevitabile.
La crescita dell'Eurozona, ferma allo 0,1% nel primo trimestre, indica un sistema economico che fatica a respirare sotto il peso dell'inflazione e del costo del denaro. La risposta della BCE sarà strettamente legata alla durata delle tensioni nel trasporto marittimo e alla loro capacità di causare carenze di input produttivi.
| Banca | Tasso | Rata | Taeg |
|---|---|---|---|
| Credem | 2,98% | € 420,53 | 3,36% |
| Banco di Sardegna | 3,20% | € 432,47 | 3,45% |
| BPER Banca | 3,20% | € 432,47 | 3,45% |
| Banco BPM | 3,20% | € 432,47 | 3,47% |
| Banco di Desio e della Brianza | 3,30% | € 437,96 | 3,52% |
| Crédit Agricole Italia | 3,20% | € 432,47 | 3,54% |
| Webank | 3,46% | € 446,81 | 3,57% |
| Intesa Sanpaolo | 3,41% | € 444,04 | 3,61% |
| Banca Monte dei Paschi di Siena | 3,36% | € 441,27 | 3,62% |
| Banca Sella | 3,45% | € 446,26 | 3,72% |
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